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La storia dell’Onyx Jazz Club di Matera

Iscritta all’Albo delle Associazioni Culturali della Regione Basilicata dal 1988

Le origini

La passione per il jazz lega da quasi quarant’anni l’Onyx Jazz Club al territorio di Matera e della Basilicata. È una passione che ha mosso i primi passi con l’istinto di un bambino e con la follia di un artista. E non poteva essere altrimenti. Il jazz è soprattutto istinto, è soprattutto follia intesa come disordine creativo, come caos che genera ordine. Come energia.

Felici per aver sognato al ritmo di cinque quarti con Dave Brubeck, con le melodie libere ed energiche di Cecil Taylor, o lo swing di Lionel Hampton, scoprivano la musica andando a Bari, a Molfetta, a Taranto, ma anche a Roma o in Calabria, anche se non più con la vecchia moto, ma con piccole auto. Era sempre jazz, ma di quello stellare, fino ad allora solo letto sui libri, ascoltato attraverso quei grandi dischi neri, o solo sognato.

Qualche tempo dopo, nel 1985, gli “Amici del jazz” cambiarono nome e si riunirono sotto il marchio “Onyx Jazz Club” presieduto dall’animatore che più di tutti aveva sognato quei momenti, Gigi Esposito. L’esperienza dell’Onyx nasce così, da momenti carichi di idee, di energia e di musica, carichi della voglia di fare e dallo spirito di iniziativa che consentì di ospitare a Matera quelli che di lì a poco sarebbero diventati i più importanti musicisti italiani: Franco D’Andrea, Ettore Fioravanti, Paolo Fresu, Gianluigi Trovesi, Maurizio Giammarco e tanti altri.

Ben presto, con una forza quasi naturale, con quella energia tipica del jazz, il progetto di quei ragazzi prese forma orientandosi su tre principali linee: la rassegna di concerti, la formazione e la valorizzazione dei talenti locali, la produzione di dischi.

Lasciandosi spingere da questa forza, un geometra che sognava da chitarrista, un agronomo che sognava da batterista, un farmacista che sognava da pianista, un ragioniere che sognava da ragioniere, e altri sognatori e altri appassionati decisero di trasformare le loro aspirazioni in realtà. Fino ad allora avevano macinato chilometri di notte e di giorno, fra strade senza senso che accompagnavano distese di grano, pini e cipressi, pur di ascoltare con le loro orecchie e di vedere con i loro occhi e di toccare con le loro mani, quella musica, sentirla in tutti i sensi. Preferendola ai mondiali di calcio e, tuttavia, esultando, al rientro, con il vento a raso che scolpiva la testa, per un goal di Rossi. Allora non c’era internet e di telefonini in giro c’erano solo quelli di casa, senza fili.

Poi sempre meno viaggi e sempre meno chilometri e sempre meno sogni e sempre più passione. Così si avvicinarono alla realtà. Costituirono una prima associazione che già nel nome indicava le ragioni di quella iniziativa: “Amici del jazz”, era il 1983. Amici legati dalla passione per il jazz e dalla necessità di comprendere quei ritmi e quelle melodie direttamente dalla voce dei protagonisti. Nessuno, come sempre capita, avrebbe mai immaginato dove sarebbero arrivati e quali traguardi sarebbero stati raggiunti.

Nacque Gezziamoci, il Jazz Festival di Basilicata, nacque la Scuola, nacque il Club dei Produttori. Cambiarono gli amici, alcuni andarono via cambiando i loro sogni. Altri, senza i quali nulla si sarebbe avverato, furono costretti a volare tra le nuvole, per sempre. Proprio come angeli. Ai vecchi se ne aggiunsero altri, più giovani. Ma la passione, se è veramente tale, non conosce differenze di età, non conosce limiti. Quel gruppo lo sapeva. Quei ragazzi volevano leggere il mondo con la lente d’ingrandimento del jazz, volevano essere nel mondo accanto a quei suoni che arrivavano dalle parti più profonde dell’inconscio, dalle zone più intime dell’anima. Capirono ben presto che il jazz non è solo una musica. Il jazz è un approccio alla vita, è un modo di guardarsi intorno, uno specifico modo di agire o di non agire, è un mondo interiore senza confini ideologici, culturali, storici, geografici, etnici. E’ un mondo dove si parlano diverse lingue, dove si ripudia la guerra, dove si cerca la felicità, la serenità senza necessariamente trovarla, dove l’istinto e la follia si guardano allo specchio della ragione confondendosi senza paure.

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